Strategia terapeutica

"Non è importante la dimensione
della vena ma la sua pressione"
Sergio Capurro

siringa da 2,5 ml
La siringa, rigorosamente da 2,5 ml, nella fleboterapia rigenerativa ambulatoriale (T.R.A.P.), non è solo uno strumento terapeutico ma è uno straordinario strumento diagnostico. La pressione avvertita sullo stantuffo della siringa ci fa comprendere se il circolo che stiamo iniettando è continente o non è continente. Se la pressione sullo stantuffo è bassa siamo in un circolo dilatato o quanto meno con un'eccessiva capacitanza. Questo circolo può essere iniettato con una discreta quantità di soluzione (da 1/2 ml a 2 ml). Se avvertiamo una maggiore pressione sullo stantuffo siamo in un circolo continente per cui si può iniettare una piccola quantità di soluzione. Contro tutti gli attuali preconcetti della flebologia , una teleangectasia di pochi mm può richiedere anche 1 ml di soluzione, se collegata a vene non visibili, perforanti e comunicanti, dilatate. La teleangectasia non è quindi solo trattata in se, ma rappresenta la porta pe la rigenerazione del circolo non visibile, la cui insufficienza rappresenta la causa della patologia visibile. La quantità di salicilato di sodio al 6% in veicolo idroglicerico tamponato non è quindi in stretta relazione con il calibro dei vasi direttamente iniettati, ma è in relazione con le dimensioni dei vasi ectasici a questi collegati.


teleangectasie risultato della fleboterapia rigenerativa tridimensionale
Primo paziente sottoposto alla T.R.A.P. Il risultato è stato meno rapido di quanto si sarebbe può ottenere oggi che la metodica è stata messa a punto. Il trattamento infatti non è stato iniziato correttamente dalla corona flebectasica, ma dalla stessa area che si vede nella fotografia.  Durante la nostra sperimentazione abbiamo compreso che i vasi devono essere "rigenerati" dal basso verso l'alto, dalla pressione emodinamica più elevata a quella meno elevata. E' più importante la pressione dei vasi della dimensione dei vasi. Questo concetto, come molti altri della T.R.A.P. contrastano i concetti dalla flebologia tradizionale e sono difficilmente compresi, sopratutto da coloro che non hanno la consapevolezza   che le metodiche attualmente utilizzate sono irrazionali e scarsamente efficaci. Dalla foto si rileva anche un uso non corretto della soluzione al 10%. Possiamo infatti vedere minuscole pigmentazioni , che spariranno in breve tempo, rarissime oggi nella T.R.A.P.

pleboterapia rigenerativa delle vene varicose dell'arto sinistro
Arto sinistro trattato con la T.R.A.P.

La patologia venosa è molto diffusa

Le teleangectasie e le vene ectasiche delle gambe costituiscono una patologia ed un’inestetismo molto frequente. Più del 50% della popolazione adulta occidentale soffre di disturbi del circolo venoso, con vene varicose e con una sintomatologia soggettiva di pesantezza alle gambe, crampi, formicolii, dolore, edema malleolare e, nei casi gravi, edema esteso, pigmentazioni ed ulcere.

Gli attuali presidi terapeutici

I presidi terapeutici tradizionali appartengono a due gruppi: gli interventi chirurgici e la scleroterapia. Con gli interventi chirurgici si asportano le vene “patologiche”, si “ricostruiscono” gli ostii valvolari incontinenti, si esegue la crossectomia, si eseguono legature “funzionali” della safena o si obliterano le vene troculari con mezzi fisici (laser e RF).

La scleroterapia integra gli interventi chirurgici ed è utilizzata nel trattamento delle teleangectasie (4,5) e nelle varici residue o recidive. La scleroterapia consiste nell’iniettare piccole quantità di soluzione sclerosante nelle vene ectasiche allo scopo di obliterarle. Una obliterazione efficace si ottiene con le mousse sclerosanti, dove, alla soluzione è inglobata una uguale o maggiore quantità di aria che ne aumenta il volume e l’efficacia obliterativa. Più aumenta l’efficacia obliterativa più, naturalmente, aumentano i rischi di complicanze .

La safenectomia è oggi per il nostro gruppo di ricerca una metodica di seconda scelta

La chirurgia ablativa delle safene non rispetta l’integrità anatomo-funzionale del circolo venoso, non corregge la sua meiopragia e rende più difficoltosa la “cura” dei vasi perforanti ad essa collegati.
La safenectomia, pur essendo parzialmente tridimensionale, rappresenta un trattamento incompleto, dai risultati difficilmente prevedibili. Dal nostro punto di vista, la safenectomia non può essere considerata come la terapia di prima scelta dell’insufficienza del circolo venoso degli arti inferiori. L’incontinenza valvolare della più grande vena superficiale non ha in se un grande significato. Individui nati senza valvole nella grande safena non hanno sviluppato varici ed hanno un circolo perfettamente funzionante al contrario individui dotati di valvole anche nella femorale, hanno sviluppato una evidente malattia varicosa (Bassi). I buoni risultati che a volte si hanno dopo l’intervento dipendono dal fatto che normalmente vengono legate le perforanti maggiori e sono obliterati i vasi collegati ad essa. I pazienti  che hanno un buon risultato possiedono comunque vene perforanti residue ancora continenti.

I mezzi diagnostici attuali non consentono di verificare la continenza delle piccole perforanti prima dell'intervento e la safenectomia non è in grado di bloccare l’aspetto evolutivo della meiopragia. Questo significa che, a parità di trattamento chirurgico. una percentuale di pazienti difficile da calcolare, per una serie di motivi, ma certamente elevata rimarrà insoddisfatta.
I pazienti safenectomizzati che sottoponiamo alla T.R.A.P. richiedono più sedute per le alterazioni anatomiche causate dall’intervento. A sfavore di questo intervento è infine necessario considerare il possibile utilizzo della safena come innesto. Naturalmente questo non significa che l'intervento di safenectomia non dovrà essere più eseguito. Quello che pensiamo è che,  le condizioni per l'intervento chirurgico saranno piuttosto rare,e, se si decide questo tipo di intervento, dovrà essere comunque effettuato dopo la T.R.A.P.
necessario infatti utilizzare la stessa safena come "porta" per la rigenerazione dei vasi ad essa collegati

La flebectomia ambulatoriale è oggi una metodica di seconda scelta

La scarsa efficacia e soprattutto le recidive e le complicanze della scleroterapia hanno decretato il successo della flebectomia ambulatoriale, metodica che consideriamo obsoleta. L’unico motivo di esistenza della flebectomia ambulatoriale era l’assenza di iperpigmentazioni. È evidente che la formulazione di una soluzione che non provoca iperpigmentazioni ed è in grado di curare la causa della patologia, rende questa tecnica quasi sempre inutile.

La scleroterapia obliterativa è poco efficace e i suoi risultati non duraturi nel tempo

La scleroterapia agisce esclusivamente sugli aspetti visibili della patologia varicosa che costituiscono l’effetto e non la causa dell’insufficienza venosa degli arti inferiori. Le vene dilatate visibili costituiscono la valvola di sfogo dell’insufficienza valvolare delle vene perforanti,100/150 vasi che mettono in comunicazione il circolo superficiale con quello profondo. La maggior parte delle vene perforanti non sono evidenziabili con gli strumenti a nostra disposizione. Questo significa che l’esame doppler può essere negativo ma la malattia varicosa essere presente. L’insufficienza di questi vasi si manifesta quando il paziente cammina o corre. E’ evidente che la persistenza dell’insufficienza valvolare di una percentuale anche piccola di perforanti è in grado di vanificare qualsiasi intervento.

I risultati deludenti e le complicanze

L’incidenza della patologia venosa e dell’inestetismo grave che essa rappresenta può far pensare che un numero elevato di pazienti si rivolga con fiducia alle metodiche sopraccitate, non è così! Gli interventi chirurgici sono aggressivi e residuano quasi sempre vene inestetiche che devono essere obliterate con la scleroterapia. Anche gli interventi chirurgici  più “fisiologici” non hanno risultati costanti perché non vanno alla radice del problema (una meiopragia che coinvolge tutto il circolo). La scleroterapia a sua volta è scarsamente efficace nei vasi di maggior calibro, dove ha una elevata percentuale di ricanalizzazione, più del 70% in 5 anni . Il suo utilizzo è diffuso per il trattamento delle teleangectasie, con la tecnica chiamata “microsclerosi”: piccolo ago, piccola siringa, piccola quantità di soluzione e piccolo risultato o, più precisamente, risultato non costante e non duraturo. Nelle patologie medie e avanzate la scleroterapia obliterativa oltre ad essere scarsamente efficace è rischiosa e dolorosa. Nel trattamento delle vene ectasiche reticolari essa residua molto spesso  un' inestetica pigmentazione, non rari i matting (formazione di neo-teleangectasie), le tromboflebiti e le ulcere. Meno comuni le trombosi profonde, le manifestazioni allergiche, rare le gangrene da iniezione endoarteriosa, complicanza gravissima, un tempo considerata eccezionale, come le ipertricosi localizzate , oggi più frequente per la diffusione della scleroterapia ecoguidata. Le altre complicanze sono la flogosi marcata, gli edemi persistenti, le pigmentazioni post-scleroterapiache permanenti, il matting, le ulcere, le manifestazioni allergiche locali e generali, la tromboflebite e la pseudorecidiva, che consiste nella ricomparsa, dopo pochi mesi o pochi anni, dei vasi ectasici nell’area trattata o in aree limitrofe. La pseudorecidiva, come dice il nome, è già insita nei concetti che guidano i trattamenti sclerosanti tradizionali che aggrediscono, con modalità obliterativa, esclusivamente i vasi chiaramente patologici.

Cosa dicono i pazienti?

La frase tipica che si sente dire è: “mi sono fatto sclerotizzare le vene ma sono peggio di prima” oppure “ mi hanno eliminato i capillari ma, in meno di due anni, mi sono ritornati, con gli interessi”. Oppure ancora, mi sono fatto operare ma la mia situazione non è migliorata!

La scelta della metodica

Se si desidera “curare” le vene e si conosce quanto complessa è l’anatomia del circolo venoso dell’arto inferiore, cosa c’è di più logico e meno invasivo che introdurre  una “cura” idonea?tramite le vene visibili stesse, consederando che la circolazione  venosa degli arti rappresenta un tutt'uno perché è tutta collegata.
Altri concetti importanti sono la prevenzione della malattia varicosa, la più bassa invasività possibile la più elevata tollerabilità del trattamento, il rispetto della anatomia e della fisiologia del circolo degli arti inferiori, e soprattutto il risultato estetico e funzionale permanente. Per ottenere tutto ciò abbiamo realizzato, dopo più di 10 anni di sperimentazione, la fleboterapia rigenerativa tridimensionale ambulatoriale (T.R.A.P.).

La fleboterapia rigenerativa tridimensionale

La T.R.A.P. è nata per la difficoltà di ottenere un risultato estetico e funzionale permanente con le metodiche chirurgiche e con la scleroterapia tradizionale obliterativa. L’obiettivo che ci siamo proposti è risolvere in maniera duratura anche i casi di varicosità gravi minimizzando le complicanze della scleroterapia tradizionale obliterativa.

Fisiopatologia e strategia terapeutica

L’anatomia funzionale del circolo venoso degli arti inferiori ci fa comprendere come l’insufficienza valvolare delle vene perforanti e la relativa estasia delle vene reticolari delle vene tronculari e delle teleangectasie siano dovute ad una meiopragia congenita della parete dei vasi (2,17, 27) che si manifesta sotto l’influenza dell’età, degli ormoni, della postura, delle abitudini e di numerose noxe patogene. La meiopragia coinvolge tutto il circolo superficiale e perforante. L’indebolimento progressivo della parete dei vasi perforanti rende incontinenti le valvole ed una pressione anomala si distribuisce sul circolo superficiale che si dilata. L’insufficienza valvolare è prevalentemente dinamica. La pressione venosa anomala, fino a 300 mm di mercurio, è sostenuta dal cosiddetto “cuore periferico”: i muscoli gastrocnemi. In questa regione, strategica per il corretto funzionamento della circolazione venosa dell’arto inferiore, sono presenti circa 100 perforanti che mettono in comunicazione il circolo superficiale con il profondo. Un’importanza marginale ha l’incontinenza valvolare ed ostiale della safena interna, la cui pressione alla caviglia è 80/100 mm di mercurio, sia che le valvole sia continenti, sia che non lo siano. L’incontinenza valvolare della più grande vena superficiale ha un significato clinico solo se associata ad una grave insufficienza valvolare a livello delle perforanti del polpaccio. Le considerazioni anatomo-fisiologiche sovraesposte, insieme alla osservazione della elevatissima frequenza di recidiva delle flebectasie nei distretti trattati con scleroterapia obliterativa tradizionale ci hanno indotto a modificare radicalmente l’approccio terapeutico al problema. L’obliterazione dei distretti varicosi visibili è concettualmente inefficace perché s’interviene, sull’effetto e non sulla causa della patologia. Anche se s’interviene con modalità obliterative su alcune perforanti che  appaiono incontinenti all’ECD, non si risolve il problema, al contrario si creano alterazioni emodinamiche che possono dar luogo all’insorgenza di nuove ectasie capillari e venulari. Dopo l’obliterazione di una perforante la pressione sul circolo venoso superficiale, determinata dall’insufficienza dinamica delle altre perforanti, aumenta e si può manifestare sulla superficie cutanea. Lo stesso avviene obliterando i vasi ectasici visibili, che costituiscono uno sfogo all’elevata pressione generata dall’insufficienza valvolare. Il fenomeno si verifica frequentemente anche dopo l’intervento di safenectomia. Con la TRAP – fleboterapia rigenerativa tridimensionale ambulatoriale- il fulcro della terapia si sposta dalla obliterazione alla riduzione di calibro del lume vasale, unitamente all’aumento di spessore e di consistenza della parete vascolare. Abbiamo voluto definire questi effetti di fibrosi parietale con il termine “rigenerazione”, che bene sottolinea il ritorno della struttura vascolare alle condizioni precedenti alla situazione di flebectasia, ritorno che si accompagna al ripristino della capacitanza vascolare, in contrapposizione al concetto di sclerosi obliterativa della “terapia” tradizionale. Ovviamente, poiché la patologia delle pareti vasali è su base meiopragica, essa interessa tutto il circolo superficiale e perforantePoiché la meiopragia delle pareti dei vasi interessa tutto il circolo superficiale e perforante, appare evidente come non debbano essere esclusi dal trattamento i vasi a patologia non evidenziabile con gli esami strumentali in nostro possesso, ma si debba intervenire su tutto il circolo superficiale e perforante. L’esclusione delle vene non manifestamente patologiche porta inevitabilmente alla compromissione del risultato e all’evoluzione della malattia varicosa. La pressione anomala dei distretti non trattati impedisce di ottenere un risultato ottimale e porta in poco tempo ad una sicura recidiva. Il concetto unificante eziologico ci fa comprendere come, nei pazienti flebopatici, non si possa separare il trattamento delle telangectasie da quello delle vene. In tali pazienti le teleangectasie, anche se isolate, sono sempre espressione di un’ipertensione venosa, che deriva sempre da un’incontinenza valvolare dei vasi perforanti. Assai curiosa ma inverosimile la teoria della formazione delle teleangectasie da un ostacolato deflusso, in questo caso non si comprende da dove ed in che modo agirebbe l’evento pressorio in grado di dilatare il plesso capillare papillare. Lo stesso dicasi per la teoria delle anastomosi artero-venose. (Chi pensa che la formazioni delle teleangectasie derivi da una connessione anomala con una arteriola evidentemente non ha mai iniettato un angioma stellato del volto, formazione, questa si, alimentata da un’arteria ascendente! Se accidentalmente si inietta nel vaso centrale dell’angioma una quantità di soluzione superiore a poche gocce, si verifica una area di necrosi lungo il decorso del vaso arterioso. Tali necrosi lineari delle arteriole non le abbiamo mai viste negli arti inferiori, né ci risulta siano mai state mai descritte). Se sono recepiti i concetti generali sopra esposti appare evidente come sia necessario iniettare, nella stessa seduta, tutti i vasi visibili di una singola regione dell’arto, vena tronculare se presente, vene reticolari e teleangectasie, che rappresentano la porta per la “rigenerazione” dei vasi non visibili (perforanti e comunicanti), con una soluzione “rigenerativa”, non trombotica.. Per ottenere tale scopo abbiamo sperimentato numerose soluzioni sclerosanti ed infine abbiamo formulato e scelto, grazie alle sue caratteristiche e alla sua elevata tollerabilità, una soluzione alcalina di salicilato di sodio al 6%, in veicolo idroglicerico, che abbiamo chiamato bs*, per la sua azione sui due livelli vascolari, il  superficiale ed il perforante. Gli effetti strutturali della “rigenerazione” sui vasi venosi di calibro maggiore sono evidenti nei preparati istologici riportati dalle figure

Nei vasi venosi di calibro maggiore la cui parete presenta struttura fibro-elastica, la fibrosi parietale indotta dalla iniezione endoluminale di bs determina ispessimento in assenza di sclerosi: persistono infatti le fibre elastiche endoparietali. Nei vasi di più piccolo calibrodotati di parete a struttura fibrosa priva di fibre elastiche, la fibrosi parietale in assenza di obliterazione del lume risulta meno passibile diuna recidiva dello sfiancamento flebectasico a causa del trattamento contemporaneo di tutto il circolo superficiale eperforante, che ripristina corrette condizioni emodinamiche e presso rie nei distretti interessati.
Con la T.R.A.P. la strategia terapeutica razionale è intervenire su tutto il circolo venoso superficiale e perforante dell’arto inferiore. Naturalmente l’intervento non può essere un intervento obliterativo, come sarebbe utilizzando le comuni soluzioni sclerosanti: polidocanolo e tetradecilsolfato di sodio. Una simile procedura, eseguita con questi farmaci obliterativi sarebbe molto rischiosa. Anche la glicerina cromica non sembra idonea ad essere iniettata in alte quantità per gli effetti irritativi del cromo trivalente sui reni e per le manifestazioni allergiche dovute  al cromo (19) e al nichel contenuto come impurità nel suo sale trivalente (20). Per evitare i rischi di trombosi del circolo profondo tutti gli autori consigliano di iniettare esclusivamente i vasi chiaramente patologici con piccole quantità di soluzioni obliterative. L’iniezione di una piccola quantità totale di soluzione e per singola iniezione, limitata ai vasi ectasici, inevitabile nella scleroterapia obliterativa, dà luogo ad un’azione bidimensionale, non idonea a risolvere una patologia tridimensionale e diffusa a tutto il circolo superficiale e perforante.
Al contrario di quanto avviene dopo la scleroterapia obliterativa, con la T.R.A.P. gli apparati valvolari, che costituiscono la parte più resistente della vena (21), sono conservati.
L’ordinata “rigenerazione” di tutti i vasi diminuisce l’eccessiva capacitanza del circolo, migliora la sintomatologia del paziente, ripristina l’estetica degli arti e blocca l’evoluzione della malattia varicosa.

CRP Internet Publications

English version

15th World Congress Rio, 2005

Three-dimensional Regenerative Phlebotherapy

三维再生显微静脉疗法
静脉疗法
静脉曲张和蜘蛛状静脉新疗法

Fleboterapia tridimensional Regenerativa

Dreidimensionale Regenerative Phlebotherapie

Phlébothérapie Régénératrice Tridimensionnelle

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